Un'oscurità innaturale ha avvolto la capitale iraniana. Dopo i bombardamenti notturni contro i depositi petroliferi, i residenti raccontano scene di devastazione e un presente fatto di code per il carburante e timori per il futuro.
Teheran, una domenica mattina di metà marzo, si è svegliata sotto un cielo che non sembrava più quello di una normale giornata di sole. Una fitta coltre di **fumo nero** ha oscurato la luce, gettando la metropoli in un'atmosfera apocalittica. È il risultato dei raid aerei condotti durante la notte da Stati Uniti e Israele, che hanno preso di mira i depositi di petrolio nella zona di Shahran, alla periferia della città.
Le esplosioni, potenti e ravvicinate, hanno squarciato il silenzio della notte, illuminate da un bagliore rosso che ha tinto il cielo. Il bombardamento ha innescato un incendio di vaste proporzioni, causando il collasso di alcune strutture e il riversamento di carburante nelle strade adiacenti, trasformandole in rivoli di fuoco.
Sembrava il giorno del giudizio" la testimonianza degli abitanti
Sui tetti delle loro case, molti teheraniti sono saliti per capire l'origine di quell'oscurità e hanno assistito a uno spettacolo terrificante. "È stato come se fosse arrivato il giorno del giudizio. Sono rimasto scioccato", ha raccontato all'ANSA Marjan, un'insegnante di 30 anni. "Noi, in Iran, abbiamo già vissuto momenti strazianti, ma questo è diverso. Il fumo nero che ricopre tutto è un simbolo di un futuro incerto, un'oscurità attraverso cui non si vede nulla: né una vita normale, né una terra distrutta".
Anche Sina, 40 anni, fatica a dimenticare le immagini della notte: "Ho visto i video dell'esplosione: un'enorme nuvola rossa illuminava la zona. E il carburante che scorreva nei canali di scolo lungo la strada, incendiandosi. Una scena orribile".
L'emergenza sanitaria e ambientale: la pioggia acida
A rendere la situazione ancora più critica è stata una leggera pioggia che, mescolandosi con i fumi tossici e le particelle di carburante, si è trasformata in una **pioggia acida e nera**, ricoprendo le strade e le auto di una melma pericolosa. La Mezzaluna Rossa iraniana ha diramato immediatamente un'allerta, esortando la popolazione a rimanere in casa per evitare di esporsi alle sostanze tossiche, che possono causare gravi problemi respiratori e irritazioni cutanee.
Vita quotidiana in tilt benzina razionata e carenza di medicinali
L'attacco ha avuto un impatto immediato e concreto sulla vita dei cittadini. Il governo ha annunciato una riduzione forzata della quota mensile di benzina, passata da 30 a 20 litri per le carte carburante personali nella capitale. La misura, volta a gestire le scorte, ha generato lunghe code davanti alle poche pompe di benzina rimaste aperte, con molte stazioni di servizio chiuse per mancanza di rifornimento.
Sul fronte alimentare, la situazione è al momento sotto controllo. L'avvicinarsi del Capodanno iraniano (Norouz), che cadrà il 21 marzo, aveva già spinto il mercato a fare abbondanti scorte. Le prime avvisaglie di una crisi più profonda si registrano invece nelle farmacie, dove iniziano a scarseggiare alcuni medicinali.
Nonostante la gravità della situazione, a differenza del conflitto lampo dello scorso giugno, questa volta si nota una minore propensione alla fuga. Le strade di Teheran appaiono insolitamente vuote e silenziose. La popolazione sembra osservare una cauta e preoccupata "resistenza domestica".
La fuga dei residenti all'estero: ressa ai confini
Se i residenti della capitale sembrano rassegnati a restare, non si può dire lo stesso per gli iraniani che vivono all'estero e che si trovavano in visita per le festività. La cancellazione di numerosi voli internazionali a seguito del conflitto ha trasformato il loro rientro in un'odissea.
Hamid, 41 anni, residente negli Stati Uniti, era tornato in patria poche settimane fa per riabbracciare la famiglia. Di fronte all'escalation, ha deciso di tentare una via di fuga via terra. "Dovevo tornare al lavoro. Ho preso un autobus per il valico di frontiera di Norduz, al confine con l'Armenia", ha spiegato all'ANSA. "L'ho trovato preso d'assalto. C'erano almeno un migliaio di persone, per lo più giovani iraniani che vivono in America o in Europa. Tutti in fila, con la valigia in mano, cercando di scappare verso una terra più sicura".
Il reportage da Teheran dipinge il ritratto di una città sotto choc, che cerca di fare i conti con le macerie e l'incertezza, mentre il mondo osserva con il fiato sospeso l'evolversi di una crisi che minaccia di infiammare l'intera regione.

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